9 gennaio 2013

Cioccolata calda, meglio servirla in tazza arancione

 di Cristina Rigutto

È più buona una cioccolata servita in una tazza bianca, o una in tazza arancione? La risposta l’hanno trovata due ricercatori: Betina Piqueras-Fiszman, (Politecnico di Valencia, Spagna) e Charles Spence (Università di Oxford, Inghilterra).

Secondo la loro ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Sensory Studies, il colore della tazza può influenzare il modo in cui percepiamo sapore e aroma di una cioccolata calda.

Lo studio è stato condotto su un campione di 57 persone, alle quali è stata servita la stessa cioccolata in quattro tazze di forma uguale, bianche all'interno e di colore diverso all'esterno: una bianca, una panna, una rossa e una arancione. Gli assaggiatori, all'oscuro del fatto che stavano assaggiando la stessa cioccolata, dovevano esprimere il loro gradimento per ogni tazza, e la più apprezzata è stata la cioccolata in tazza arancione.


Spence et al. Flavour 2012 1:7   doi:10.1186/2044-7248-1-7
Ma i due ricercatori non sono nuovi a questo tipo di test, l’anno prima ci avevano provato con i popcorn, mettendo in quattro ciotole, come sempre di colori diversi (bianca, blu, verde e rossa) una volta dei popcorn dolci e una volta salati. Anche allora gli assaggiatori sono stati influenzati dal colore delle ciotole. I popcorn salati, infatti, sembravano più dolci nelle ciotole rossa e blu, e quelli dolci sembravano più salati nella ciotola blu.

Gli studi sulla correlazione gusto-colore sono più di cento, uno dei più conosciuti risale addirittura al 1964 quando Dichter fece valutare a dei soggetti uno stesso caffè servito in tazze di colore diverso. La sua ricerca portò alla conclusione che il caffè in tazza marrone viene percepito come il più forte, quello in tazza rossa come il più aromatico, nella blu il più dolce, e nella gialla il più leggero.

Ma perchè tanti studi su questo argomento? Perché questo tipo di studi ci aiutano a fare un passo avanti nella comprensione di come il nostro cervello elabora le informazioni visive. Provate per un momento a immaginare un piatto fumante di spaghetti al sugo. Immaginate di mangiare la pasta. Cosa vedete? Gli spaghetti o il colore delle decorazioni del piatto? Di solito noi vediamo la pasta, soprattutto se siamo affamati, ma questo studio ci dice che il nostro cervello “guarda” anche il piatto e lo tiene in considerazione per “valutare” il sapore del cibo.

E questa è sicuramente una buona notizia per i ristoratori che possono, con il giusto piatto rendere più appetibili i loro cibi, ma anche per le mamme che vogliono stimolare l’appetito di un bimbo scettico di fronte a una nuova pietanza.

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